Dal governo del padrone al governo dei padroni!
L’uscita di scena del nuovo Mussolini, Silvio Berlusconi, è avvenuta in maniera soft con la complicità e la regia del Presidente Giorgio Napolitano che ha permesso, con una sorta di colpo di stato di velluto, al limite della legittimità costituzionale, senza colpo ferire, consegnare il governo del paese a quei poteri forti, senza dover ricorrere alle elezioni. Il nuovo governo di Monti, composto da “tecnici”, in realtà è il degno rappresentante dell’oligarchia politico-finanziaria che in tutti questi anni ha portato avanti la deregulation nel mondo del lavoro, comprimendo diritti e occupazione, in favore del profitto dei capitalisti, delle banche, con il beneplacito delle finanze Vaticane e dell’Opus Dei. Questo governo rappresenta bene quel blocco oligarchico economico-finanziario che si è andato a costituirsi negli ultimi 20/15 anni, dopo la caduta della Prima Repubblica e che ora, con le controriforme e i tagli a diritti e salari, vuole consolidare e dare continuità al proprio potere per i prossimi anni. Con la scusa della crisi economica che sta imperversando nel mondo capitalista globalizzato, ma che non è certamente nata ieri, ma da quasi un decennio sta colpendo i paesi imperialisti che, per farvi fronte, hanno dovuto ricorrere alle guerre imperialiste contro l’Afghanistan (2001) prima e l’Iraq (2003) dopo e, da ultimo, contro la indipendente e libera Libia (2011), l’attuale governo di Monti sta smantellando con metodologia scientifica tutta l’impalcatura della società civile, non solo il Welfare, che già da vent’anni sta subendo attacchi inusitati, ma lo stesso vivere civile, trasformando i cittadini in sudditi e le giuste tasse, che si devono pagare in qualsiasi paese civile, in gabelle, che soffocano e reprimono ogni tentativo autonomo di sviluppo economico e sociale, per lasciare spazio solo alle grosse lobby capitalistiche e imperialistiche, che gli stessi uomini di governo rappresentano. Non dovendo dar conto del proprio operato a nessuna parte dell’elettorato, questo governo fa e disfa come gli pare, nella misura in cui è necessario per azzerare qualsiasi ostacolo alle lobby imperialiste e vaticane che possono così spremere il paese per far pagare la crisi al cittadino comune, ai lavoratori e al proletariato in generale, che non potrà più accedere a lavori dignitosi e a salari sufficienti per vivere e si creerà una società di eterni indebitati, guidati da una casta di finanzieri, banchieri e capitalisti che invece potranno godere di profitti sempre più ampi. La stessa politica delle liberalizzazioni, che intende inaugurare l’attuale governo Monti contro presunte corporazioni, non è altro che una tappa della eliminazione di tutti i settori di mercato minore e medio, per fare posto al grande capitale. Il consolidamento del blocco di potere oligarchico finanziario, rappresentato da Monti, Passera e soci, prevede di smuovere, non solo tutti gli ostacoli della spesa sociale del Welfare e tutti gli impedimenti politico-sindacali, che non permetterebbero quel maggiore sfruttamento della forza lavoro, sia pubblica che privata, ma intende altresì eliminare tutte le norme corporative e professionali, come quelle dei tassisti o dei farmacisti e, in genere, intere categorie di lavoratori autonomi, perché il grosso capitale possa dilagare anche in queste aree produttive, sino ad oggi tutelate o poco colpite, anche per meri motivi elettoralistici, in modo che il capitalismo dei grandi trust possa inserirsi in ogni area professionale e lavorativa della società e possa essere il dominatore incontrastato assoluto, sia economico, che sociale, che controlla, con i suoi potenti mezzi tecnologici e le sue infinite ricchezze, ogni pur minimo ganglio della attività, della produttività e della vita sociale ed economica della società. Il governo Monti nella sua apparente neutralità partitica rappresenta invece una parte ben precisa del paese: i poteri forti, la oligarchia borghese finanziaria, legata all’alta finanza vaticana e alle forze imperialiste d’Europa, rappresentate dalla BCE (Banca Centrale Europea) che, tramite la politica monetaria dell’Euro, si arrogano il diritto di fare il brutto e cattivo tempo sulle economie nazionali più deboli della stessa comunità. Le conseguenze delle scelte economiche e monetarie deleterie di queste forze imperialiste europee, in primis Germania e Francia, si possono notare nelle rivolte popolari che hanno provocato con scioperi, cortei e manifestazioni di massa esplosi in queste ultime settimane in paesi europei anche molto diversi tra loro come la Romania e la Grecia. L’Italia si trova certamente a dover subire il diktat dalle potenze che guidano la comunità europea, perché negli ultimi vent’anni i governi sia di centro-sinistra che quelli guidati da Berlusconi hanno gestito male le risorse del nostro paese. Ma che debbano essere solo il mondo del lavoro e le giovani generazioni a sacrificarsi per pagare la crisi, non è assolutamente giusto. La stessa finanziaria che è stata fatta in fretta, con la scusa delle sollecitazioni della Comunità Europea, è un inasprimento di balzelli e gabelle che va a colpire i redditi dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, di tutte quelle categorie che comunque vivono del proprio lavoro, come artigiani, piccoli commercianti, tassisti, farmacisti, autotrasportatori, ecc.. L’attuale governo Monti aumenta le tasse, ma non fa nulla per creare posti di lavoro dignitosi e per il futuro dei giovani. Un vero governo altrettanto tecnico, e non di parte come questo di Monti (che sta dalla parte dei grossi capitalisti e delle banche), avrebbe potuto trovare soldi se richiamava dai teatri di guerra le truppe militari, che costano centinaia di milioni di euro al mese di mantenimento, se avesse rinunciato all’acquisto di aerei bombardieri, risparmiando un capitolo di spesa pari quasi ad una finanziaria, avrebbe potuto evitare l’Ici alla prima casa, se avesse tassato le proprietà della Chiesa Cattolica (non parlo delle chiese in quanto edifici pubblici di culto, ma dei conventi, degli appartamenti e dei complessi immobiliari di cui è ampiamente proprietaria la Chiesa Cattolica), se avesse intrapreso una lotta più efficace contro l’evasione fiscale, soprattutto delle fasce più ricche del paese che, con mille modi e aiutati da una legislazione complice, evadono molto di più del tabacchiere o del barista nel non rilasciare il piccolo scontrino di cassa! Se si fossero presi solo questi provvedimenti si sarebbe potuto evitare di allungare sino a 66 anni l’età pensionabile e non ci si venga a raccontare che è la Comunità Europea a chiedercelo, perché non ci risulta da nessun documento ufficiale che l’Europa ci abbia mai chiesto questo, come da più parti è stato sottolineato! La verità è che l’attuale borghesia imperialista finanziaria vuole avere mano libera per il dominio assoluto sulla società e vuole abbattere diritti e garanzie, perché nessuno si senta più sicuro e tranquillo in questo paese e possa essere più facilmente ricattabile e controllabile. Se non fosse per questo motivo, non si capirebbe il senso di prolungare di 6 anni la vita lavorativa, quando molti non più giovanissimi sono in attesa da almeno 8 o 10 anni di entrare nel mondo del lavoro. In questo provvedimento del governo Monti emerge la contraddizione, che come diceva Carlo Marx “il capitale stesso è la contraddizione in processo”, tra un Passera banchiere, che a capo della Banca Intesa cercava di far uscire anticipatamente più personale che poteva per alleggerire le spese del personale sull’azienda di credito, mentre ora, in qualità di Ministro, fa esattamente l’opposto obbligando la stessa azienda a trattenere quelle stesse persone 6 anni di più. Quindi la contraddizione principale appare evidente. Senza menzionare quella già su citata, che è difficile far credere di avere l’intenzione di creare posti di lavoro per le giovani generazion,i se si prolunga di 6 anni la permanenza dei lavoratori anziani sul loro posto di lavoro. A meno che, e se ciò fosse vero, saremmo di fronte ad un cinismo di nazistiche rimembranze, l’attuale governo non voglia, come si è fatto anche in altri paesi fuori dell’Europa, mettere le generazioni una contro l’altra, prolungando sì l’età pensionabile, ma al tempo stesso con la contemporanea grave abolizione dell’articolo 18, aprire le porte a licenziamenti di massa per lavoratori garantiti, sia pubblici che privati, per aprire le porte a giovani ricattabili, sottopagati e praticamente schiavi, dove gran parte dei diritti, acquisiti con le lotte degli anni 60 e 70 del secolo scorso, non esistono più o sono del tutto vanificati. Ecco questo è il loro vero programma di classe del governo Monti, creare, come ho già detto prima, una società di sudditi, dove a dominare è il grande capitale diretto dall’oligarchia finanziaria, in cui alla finanza vaticana è assegnato un ruolo di integratore umanitario, pronto a coprire tutti quei vuoti lasciati dall’assenza di organizzazioni sindacali e sociali adeguate. Certamente questa società imperialista a capitalismo avanzato, le cui basi si vogliono impiantare con l’attuale governo Monti, non è la società che auspichiamo, né come cittadini, né come comunisti e cercheremo, con tutte le nostre forze, di opporci, perché ciò non si realizzi. Ecco perché, secondo noi, occorre che le classi subalterne, gli operai, gli studenti, le donne e tutte quelle lavoratrici e lavoratori che non riusciranno più, nei prossimi mesi e anni, a vivere decorosamente come avevano fatto sino ad oggi, si uniscano in un ampio fronte di lotta di massa per fare sentire il proprio no e sbarrare la strada a questa oligarchia, che porterà solo rovina e povertà al nostro paese.